Il bene e il male nei film di Miyazaki

Alcuni dei primi film di Miyazaki presentavano dei “cattivi” effettivamente tali, come in Lupin III – Il castello di Cagliostro e Laputa – Castello nel cielo. Altre sue produzioni successive, invece, sono caratterizzate per la totale assenza di personaggi negativi, come ne Il mio vicino Totoro e Kiki consegne a domicilio. Generalmente, i personaggi di Miyazaki sono dinamici, in grado di cambiare, e non facilmente classificabili in tradizionali dicotomie bene-male.

Infatti, molti suoi personaggi “cattivi” (se presenti) hanno comunque un fondo di bontà, e non sono saldamente definiti nel ruolo di antagonisti. In Princess Mononoke, Lady Eboshi distrugge la foresta per ottenere materie prime per scopi industriali, senza preoccuparsi per la vita degli animali, tuttavia i lebbrosi e le ex prostitute che ospita nella Città del Ferro hanno un grande rispetto per lei. Lo stesso finale del film richiama alla riconciliazione, piuttosto che alla sconfitta di un male incurabile.

Questo tema è insolito per un film d’animazione, dato che la maggior parte dei film di questo genere tende a dividere chiaramente il bene dal male. A proposito di La città incantata, Miyazaki ha affermato: «l’eroina [è] gettata in un luogo in cui il bene e il male coabitano. […] Riesce a uscirne non perché ha distrutto il “male”, ma perché ha acquisito la capacità di sopravvivere».

Miyazaki ha spiegato che la mancanza di una distinzione netta tra bene e male è dovuta alle sue opinioni sul ventunesimo secolo come un tempo complesso, in cui le vecchie norme non sono più applicabili e devono essere riesaminate. Stereotipi semplici come “bene” e “male” non possono più essere utilizzati, anche in film per bambini.

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